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Giardini-mosaico, contro il degrado urbano


Trasformare le aree urbane degradate, per esempio gli ex insediamenti industriali dismessi, ma anche i piccoli territori marginali delle città, che vengono frequentemente utilizzati come discariche abusive, in veri e propri tasselli di un parco metropolitano, costituito appunto da tante cellule, che insieme possono costituire un polmone verde per aree vaste e molto antropizzate.
È la filosofia dei «giardini-mosaico», di cui si è parlato nel corso del forum, organizzato nell’ambito del Meeting 2008 sul florovivaismo in Europa, dall’Associazione produttori del verde «Moreno Vannucci», che si è svolto a Palazzo Balì, sede del Consiglio Provinciale pistoiese e al quale ha partecipato anche il presidente della Provincia di Pistoia, Gianfranco Venturi.
Tra i relatori, Litta Medri, presidente dell’associazione fiorentina «Per Boboli», che per 25 anni è stata direttrice del giardino più famoso di Firenze, Boboli appunto, che ha fortemente caldeggiato l’iniziativa, dato che uno suoi dei punti di forza è la possibilità di realizzazione per gradi, senza bisogno di eccessivi finanziamenti, ma con risultati di tutto rispetto sotto il profilo della riqualificazione ambientale.
Positivo anche il commento del direttore provinciale di Confagricoltura, Genunzio Giannoni, che ne ha sottolineato la valenza, in quanto è uno dei metodi più naturali per abbattere il cosiddetto effetto serra, conseguenza di un eccesso di emissioni in atmosfera di anidride carbonica, una parte della quale potrebbe essere abbattuta proprio grazie ad una più capillare presenza di spazi a verde nei centri urbani. Concetto ribadito anche da Renzo Benesperi (nella foto), segretario generale dell’Associazione produttori del verde Moreno Vannucci, che ha moderato il dibattito, al quale ha partecipato, tra gli altri, anche la dottoressa Anna Porcinai, esperta di giardini e figlia di uno dei più grandi paesaggisti italiani, Pietro Porcinai, che fu uno dei primi a proporre la realizzazione di un arboreto a Pistoia.

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